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Utente: izzio
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Only in it for the money

Fabrizio Coppola - Una Vita Nuova
TITOLO: Una vita nuova
LABEL: Novunque/self 2005
CONFEZIONE: digipack, libretto 16 pg.
PREZZO: 12,00 euro
Una vita nuova:
ora disponibile su iTunes

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cosechecapitano

mercoledì, 04 marzo 2009

nuovo disco, nuovo tour, nuovo indirizzo.

Postato da: izzio a 22:40 | link | commenti |
musica, politica, discografia, scienza, studio, concerti, mp3 , fascismo

domenica, 22 febbraio 2009

la-stu-pi-di-

Postato da: izzio a 22:55 | link | commenti (1) |

lunedì, 27 ottobre 2008

Qui a Milano questa sera è piuttosto caldo, così che io posso uscire in cortile a fumare le mie Winston con la mia maglietta a maniche corte senza temere nulla. Stasera abbiamo festeggiato il ritorno di un mio caro amico e collaboratore da un lungo tour in America, così prendo spunto per raccontarvi alcune cose.
Sto cominciando a lavorare al nuovo disco – che per me vuol dire mettere assieme gli appunti che negli ultimi due anni ho riversato su cinque diversi quaderni. E non sempre riesco a decifrare la mia calligrafia… però le melodie le ho chiare in mente, quindi non mi preoccupo più di tanto. Il mio amico che è tornato dall’America mi ha portato un gran bel regalo, e io in cambio gli propongo un bel po’ di prove per tutto novembre, carino no?
Tegola – la mia cagnetta che va per i sedici anni – russa qui accanto alla mia poltrona, e io ho un occhio per il mio nuovo regalo e l’altro occhio per la bottiglia di Pampero.
Succedono cose strane in questo nostro paese – ma non sono poi così strane, perlomeno non è niente che non si potesse immaginare prima. Nella mia zona ci sono un sacco di negozi che chiudono – così, da un giorno all’altro – e quelli che restano aperti offrono sconti che solo tre mesi fa non avresti potuto neanche sperare.
Il prossimo disco, come per Una vita nuova, vedrà la collaborazione di Simone Chivilò: l’altra sera sono passato in studio da lui e abbiamo fatto il punto sul materiale che ho in mano adesso. A dicembre si entra in studio, così questo novembre che arriva sarà tutto dedicato alla pre-produzione. La sera prima ancora sono passato al Dynamo, dove è iniziata la nuova rassegna del d-day: suonavano gli Zabrisky, un gruppo troppo intelligente per essere apprezzato dagli sfigati del rock indipendente attuale. Se suonano dalle vostre parti andate a sentirli. Io ho anche comprato il cd ma ho lo stereo a riparare e attendo che me lo restituiscano per ascoltare il cd. Tra le altre novità c’è una collaborazione con Massimo Bubola su cose che ancora non posso dire e un’altra con Marco Iacampo, alias Goodmornigboy.
Per il momento è tutto, anche perché è ora di portare Tegola a fare la sua pisciatina.


Postato da: izzio a 00:24 | link | commenti (1) |
cose che capitano

venerdì, 25 luglio 2008

coincidenze:

sto lavorando a un libro su woody allen.

sto ascoltando a palla l'ultimo degli editors.

mi sono informato su sidney bechet, uno dei jazzisti preferiti di allen.

bechet è morto il giorno del suo compleanno.

il titolo del disco degli editors è An end has a start.

Postato da: izzio a 15:09 | link | commenti |
musica, cose che capitano, jazz, woody allen, lavorare, editors, sidney bechet

mercoledì, 18 giugno 2008

COSA VUOL DIRE ESSERE ITALIANI

In morte di Mario Rigoni Stern

 

Ero a Parigi, nel dicembre scorso, e mentre l’anno vecchio lasciava spazio a quello nuovo, seduto in un caffè, non lontano da Les Invalides, leggevo I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern.
Avevo conosciuto il suo lavoro negli anni del liceo, quando programmi ministeriali ancora degni di questo nome ci costringevano a leggere, tra gli altri, Il sergente nella neve, l’epopea dell’ARMIR, l’armata – se così si può chiamare – degli italiani in Russia.
Avevo trovato il libro che stavo leggendo in offerta alla Feltrinelli di corso Buenos Aires, in una buona edizione degli Struzzi dell’Einaudi.
Cosa c’è nell’opera di Rigoni Stern che mi ha attirato, catturato, inchiodato alle pagine, costretto a star sveglio oltre lo stimolo del dormire?
C’è, per dirla breve, tutta la drammaticità dell’essere stato un italiano adulto nello scorso secolo breve. Ne I racconti di guerra, Rigoni lascia trasparire tutta la sua esperienza al fronte, nella prima come nella seconda guerra mondiale, il suo amore per la montagna, i combattimenti sul fronte francese del piemonte prima che lo stato italiano cambiasse idea e si schierasse contro gli Stati Centrali. C’è il sangue versato sulle nevi albanesi, jugoslave e russe. C’è la solita e banale drammaticità della guerra – che è sempre uguale a se stessa, in ogni periodo e in ogni latitudine. C’è lo spreco delle vite di milioni di giovani, morti sul Carso, in Albania, in Russia, ma soprattutto morti prima ancora di partire per il fronte. Morti per una decisione presa in un ufficio, morti perché il loro nome compariva in un elenco ciclostilato. Morti, morti, morti e basta.
C’è tutto quello che l’Italia del ventennio ha significato per la storia moderna di questo nostro povero paese. C’è il senso dell’ineluttabile sconfitta e l’imperituro senso di colpa dei sopravvissuti, ci sono i moschetti che non sparano e le coperte che non riparano, i muli morti nei burroni che gli alpini non mangiavano per il senso del rispetto verso quegli animali che sull’altopiano li aiutavano nella vita di tutti i giorni.
Ci sono le migliaia di figli mai nati, che tutti i morti nella guerra fascista avrebbero avuto se fossero rimasti a casa, a badare al proprio podere o in fabbrica ad avvitare bulloni.
C’è il senso della vita che prende il sopravvento sulla morte, il bicchiere di vino dopo il bombardamento massiccio, lo stupore e la gioia del sentirsi ancora vivi quando i tuoi compagni sono morti, la gratitudine per la vita che è rimasta attaccata al tuo culo e allo stesso tempo la disperazione per non aver lasciato le ossa una volta per tutte nel solco della granata.
L’Italia moderna, per un verso nasce dalle ceneri della guerra, per l’altro nasce dalla continuità con il ventennio. Questo nostro paese è ancora vittima di se stesso, dimentica i suoi migliori uomini, calpesta i sacrifici che molti dei suoi figli hanno compiuto e si mostra volgare e vigliacca mostrando la faccia moderna del suo passato. E allora mi viene da pensare a quanti sono stati costretti al sacrificio estremo, glorificato dalla retorica fascista e inutile nella realtà. Quanta gente è morta per questo paese, soldati, partigiani, ebrei, rivoltosi, buoni soldati. Oggi ricordiamo Rigoni Stern e tramite lui ricordiamo tutti i morti senza nome e senza talento alcuno – se non quello di prendersi una pallottola nell’inverno albanese.

Quindi, per non stancarvi oltre e per far sì che arriviate fino in fondo a questo scritto, stasera ricordiamo Mario Rigoni Stern, italiano, alpino, soldato, voce dei senza nome dei conflitti mondiali e dei cittadini qualunque sacrificati sull’altare dei sogni di potenza internazionale. Stasera ricordiamo la morte che si è concentrata sulle generazioni precedenti alle nostre. Stasera, come tutti i giorni, ci impegniamo a far sì che quelle vite e quelle morti, non passino invano.

Comprate un libro di Rigoni Stern – ne ha scritti davvero molti – e regalatelo a un amico, a vostra sorella, al conducente dell’autobus o al vostro barista.
Non servirà a niente, ma servirà a molto.

Postato da: izzio a 00:25 | link | commenti (2) |
guerra, russia, fascismo, rigoni stern

domenica, 01 giugno 2008

coppolatour1

Postato da: izzio a 10:29 | link | commenti (1) |
musica, milano, concerti, tour

giovedì, 01 maggio 2008

neverland

Postato da: izzio a 11:28 | link | commenti |
concerti

venerdì, 14 marzo 2008

avrei preferito ignorarlo, far finta che non esistesse, rimandare al mittente le sue provocazioni, ma stasera, di fronte alla sua ennesima boutade giocata sulla pelle degli altri,proprio non ce la faccio. e quindi ricordo all'orrendo ferrara (e non mi riferisco al suo aspetti fisico) un paio di cose che fa finta di non sapere:

1. l'aborto è una pratica esistenzialmente dolorosa per le donne che decidono di praticarlo. non è una scorciatoia, tantomeno è una pratica anticoncezionale. è un diritto dell'individuo. e per individuo intendiamo un essere pronto alla vita, con tutti gli organi formati e con la consapevolezza di se stesso.

2. cercare il modo di affermare un'altra 'sovranità' all'infuori della donna che possa legiferare sul suo diritto di portare o meno a termine la gravidanza - entro i termini previsti dalla legge - questo sì è nazismo (mi riferisco alla sua ultima boutade in cui dice che all'ingresso delle cliniche in cui si pratica l'aborto a norma di legge andrebbe scritto l'aborto rende liberi, sulla falsa riga di ciò che c'era scritto all'ingresso dei campi di concentramento nazisti.

3. ferrara, evidentemente, si annoia, la sua vita borghese non gli basta. gli suggeriamo di misurarsi con temi più consoni alla sua noia, invece di affrontare questioni che evidentemente sono al di fuori della sua portata. per esempio, potrebbe fare una lista contro i passaggi a livello, oppure una lista contro il caffè corretto. oppure ancora contro la finta mozzarella sulla pizza o contro la moquette negli alberghi londinesi.

per chi era convinto che luttazzi avesse torto, forse è giunto il momento di cambiare idea.

Postato da: izzio a 01:25 | link | commenti (10) |
nazismo, aborto, ferrara, censura

lunedì, 10 marzo 2008

Canzoni che mi uccidono #2

Michelle Shocked, Anchorage

Io e il mio amico rock’n’roll addict del liceo comprammo i biglietti per il concerto di michelle shocked allo – manco a dirlo – shocking club. Sarà stato tipo una quindicina di anni fa. Finì che quasi il buttafuori ci mena perché finito il concerto le hanno impedito di fare i bis in quanto giustamente doveva partire la discoteca e io e il mio collega non ci staccavamo dalla transenna sotto il palco. Poi, in qualche modo, ci convinsero ad andarcene. Aspettammo il tram come al solito e prendemmo la strada di casa piuttosto sconsolati.

In quel periodo si parlava un sacco di musica, ci passavamo un sacco di cassette con su gli ultimi acquisti. Poi quando arrivò il negozio che affittava i cd tutto fu splendido, anche se per un breve periodo. Nel frattempo il genio del mio collega era riuscito, all’ennesimo tentativo, a farsi bocciare a giugno. Così, dopo l’estate io passai dalla gogna di settembre come al solito e lui si trovò nella classe di fronte alla mia. Ci prendevamo un sacco sul serio, troppo, ma eravamo solo dei ragazzini. Quando leggemmo sui cartelloni che era stato bocciato non trovammo niente di meglio che metterci a piangere insieme sui gradini della scala interna della scuola, in pieno intervallo, senza preoccuparci di essere visti in lacrime. Altri tempi.

 

Anchorage è un pezzo d’addio, una ragazza che scrive una lettera alla sua vecchia amica dei tempi andati. Ora la protagonista ha un figlio e si è trasferita ad Anchorage, per l’appunto. L’amica è rimasta a new york. Com’è a new york? What’s it like to be a skateboard punk-rocker?

Postato da: izzio a 22:00 | link | commenti (2) |
musica, milano, concerti, canzoni che mi uccidono, michelle shocked

lunedì, 03 marzo 2008

[click]

Postato da: izzio a 22:09 | link | commenti (1) |

  

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